Si apre in una nuova scheda
statua di persefone home

La nostra visione

“Persefone è una divinità, una figura mitologica, è la nostra forza trasformativa primordiale, dal nostro punto di vista è la drammaterapia intesa come percorso di conoscenza per conoscersi passando attraverso il viaggio interiore”. 

L’idea è nata ed è portata avanti da un gruppo di professionisti sognatori, con storie e linguaggi diversi: il teatro, la poesia, la psicoterapia, lo psicodramma, la meditazione. Crediamo che il cambiamento passi dall'esperienza vissuta e, non solo dalla teoria spiegata, per questo crediamo in una scuola che insegni e che trasformi chi la frequenta.

Cos'è la drammaterapia?

Definire la drammaterapia è un compito tutt’altro che semplice. Essa si presenta come una disciplina eterogenea, nata dall’incontro fra arte e terapia, e caratterizzata da una pluralità di approcci e metodologie. Proprio questa natura composita rende difficile racchiuderla in una definizione univoca, come testimoniano le diverse formulazioni offerte sia dalle associazioni professionali sia dai principali teorici della disciplina.

La North American Drama Therapy Association (NADTA) ne propone la seguente definizione: “La drammaterapia è l'uso intenzionale del dramma e/o dei processi teatrali per raggiungere gli obiettivi terapeutici. La drammaterapia è una pratica incarnata, attiva ed esperienziale. Questo approccio può fornire ai partecipanti il contesto per raccontare le loro storie, stabilire obiettivi e risolvere problemi, esprimere sentimenti o raggiungere la catarsi. Attraverso il teatro, la profondità e l'ampiezza dell'esperienza interiore possono essere esplorate attivamente e le capacità di relazione interpersonale possono essere migliorate”. (nadta.org)

La British Association of Dramatherapists (BADth) la descrive invece così: “La drammaterapia è una forma di psicoterapia. I drammaterapeuti sono sia clinici che artisti che attingono alle loro conoscenze del teatro e della terapia per utilizzarle come mezzo di terapia psicologica, che può includere teatro, creazione di storie, musica, movimento e arte; per lavorare su qualsiasi problematica si sia presentata”. (badth.org.uk)

La European Federation of Dramatherapy (EFD), di cui al momento fanno parte Irlanda, Regno Unito, Norvegia, Olanda, Belgio, Lettonia, Polonia, Germania, Francia, Austria, Serbia, Romania, Repubblica Ceca, Svizzera, Malta, Grecia, Italia e Israele, aggiunge altre due definizioni: “Sotto le spoglie del gioco e della finzione, possiamo - per una volta - agire in modi nuovi. La distanza dalla vita reale che il teatro ci offre ci permette di acquisire una prospettiva sui nostri ruoli, modelli e azioni nella vita reale e di sperimentare attivamente delle alternative” (Renee Emunah efdramatherapy.com)

Un contributo altrettanto significativo è quello di Sue Jennings, che, nel suo approccio di matrice antropologica, sottolinea come "La drammaterapia si occupa dell'uso intenzionale del dramma e del teatro a fini terapeutici. Si avvale di rituali, giochi e teatro per fornire un contesto in cui possa avvenire un cambiamento personale."

Salvo Pitruzzella scrive: “la Drammaterapia è una disciplina di confine; essa programmaticamente intende superare quello che Nelson Goodman chiamava la ‘tragica dicotomia’ tra livello cognitivo e livello emotivo, tra riflessione ed intuizione, tra pensiero e sentimento, tra ragione e immaginazione. In una parola: tra scienza ed arte. Non si tratta quindi semplicemente di utilizzare in modo creativo tecniche e metodi provenienti dall’arte drammatica ma anche di recuperare idee e strutture concettuali che derivano da un esame dei fenomeni drammatici, al fine di costruire un paradigma esplicativo della persona umana e del suo farsi in un mondo di relazioni. (…) La drammaterapia cerca di penetrare la natura drammatica della persona, indagandola con metodo scientifico ed intuizione artistica e, alla luce di questo paradigma, comprendere quello che impedisce alla persona di dispiegare pienamente le proprie potenzialità umane.”

Dal confronto tra le diverse definizioni, che riflettono differenti prospettive e da cui emerge un orizzonte plurale, si possono desumere alcuni capisaldi. La drammaterapia:

  • è una pratica incarnata e fondata sull'azione, dove il corpo e la relazione sono centrali;
  • è una terapia creativa con molti campi di applicazione;
  • è scienza e arte: i drammaterapeuti sono sia clinici che artisti, con conoscenza del dramma e della terapia;
  • pone al centro l'immaginazione, il gioco e la creatività;
  • produce cambiamento attraverso la realtà drammatica;
  • regola le emozioni attraverso la giusta distanza, detta distanza estetica;
  • usa come media primari il ruolo e la narrazione.

Perché Persefone

Il mito di Persefone è al centro dei Misteri Eleusini, riti iniziatici in cui Persefone è potente simbolo di trasformazione, viaggia tra i mondi, è intera, può integrare il mondo di sopra e il mondo di sotto, la luce e l’ombra, la vita e la morte; incarna la dualità che ci caratterizza e la trascende.

Omero racconta la storia di Persefone nel secondo dei suoi Inni:. L’inno a Demetra. Siamo nel 650 ac nell’antica Grecia.

Demetra è la dea del grano e dei raccolti a lei si deve l’abbondanza delle messi, quando  passa attraverso i campi, le Spighe di grano maturano, diventano dorate e piene, pronte per diventare nutrimento. Demetra è MAESTOSA, è la TERRA CHE PRODUCE, la MADRE CHE DA, che nutre, protegge, vigila, si prende cura.

Una fanciulla passeggia nei prati tra fiori e ninfe, si chiama Kore ed, è la figlia di Demetra. Kore è la primavera, Gioca, pensa al suo piacere, alla sua leggerezza,  è innocente e recettiva ma.  E’ anche influenzabile e dipendente. Talvolta vive in un’eterna attesa. Gioca con una palla d’oro con le amiche, guarda  la Luna, il vento muove i suoi capelli e le vesti delle giovani fanciulle, si sentono le risa e i giochi.

Ma poi Kore si allontana, ha bisogno di allontanarsi,. Ha bisogno di guardare altrove, fuori dalla sua base sicura. Mentre gioca, Kore è attirata da un fiore, è un fiore di narciso azzurro, si allontana, si china a raccoglierlo ma, la terra sotto di lei trema, Ade sbuca dalla terra con il suo cocchio trainato da due splendidi cavalli color del tuono e la porta con sé nel mondo di sotto. Le risa e le corse delle amiche si perdono lontano, lontano sibila il vento, lontano un canto di grilli e cicale, lontano il profumo dei gelsomini.

E Demetra? Disperata la cerca ovunque. Demetra è pietrificata e il mondo intorno si pietrifica con lei. La terra è secca, le spighe spezzate, intorno non ci sono frutti, solo silenzio, solo assenza, desolazione. In mezzo al campo c’è una donna, è piegata a terra il volto nascosto tra le mani, è Demetra, la donna che guarda il suo vuoto. E Kore? La terra sopra di lei si richiude e ora Kore è al buio nel regno di sotto.

All’inizio Kore è sola, ha paura, vuole tornare indietro al sicuro, nei luoghi che conosce bene. Poi Kore lentamente impara a sentire,  un sentire vasto, più vasto delle emozioni, più vasto dei pensieri. Kore lentamente si trasforma, è una trasformazione dolorosa ma, scopre la sua forza e, smette di essere solo figlia, diventa regina. La chiameranno Persefone. Libera, autonoma, potente.

Persefone sta con le sue imperfezioni, con i suoi errori, con le sue ferite senza mai esserne travolta. Il buio è il ventre profondo in cui avviene la trasformazione. E nel mondo di sotto Persefone impara dall’ombra. Ora Persefone è integra, tutte le sue parti si sentono viste.

Ade le offre un melograno. Persefone accetta, mangia sei chicchi, un patto si compie. Ora Persefone tornerà al mondo di sopra per sei mesi ogni anno, per gli altri sei mesi tornerà al mondo di sotto. Lei sola può integrare il mondo di sotto ed il mondo di sopra. La luce senza ombra non è completa.